La dieta ipocalorica, un ritorno alle origini

Nel corso degli ultimi anni siamo stati bombardati da molti convincimenti in ambito dietetico. Ci hanno detto che è meglio fare la dieta chetogenica perché è la sola che dà una sferzata al metabolismo e fa perdere molto peso in poco tempo. 

Ci hanno parlato di dieta a zona, indici glicemici e intolleranze ad alcuni alimenti che impediscono al nostro corpo di dimagrire.

Tutto vero, nel senso che seguendo per filo e per segno ognuna delle diete di cui sopra sicuramente si riesce a perdere peso.

Il problema è che seguirle per sempre è pressoché impossibile, spesso anche per questioni economiche. 

E c’è una ‘nuova’ tendenza dei nutrizionisti di un ritorno alla cara vecchia dieta ipocalorica dimagrante. La classica dieta che prevede un taglio netto delle calorie, mangiando un po’ di tutto ma in quantità decisamente minori rispetto a quelle che ci hanno portato alla necessità di dimagrimento.

Nulla di nuovo, dunque, forse solo la consapevolezza che il nostro stile di vita che ci ha insegnato a sederci a tavola tre volte al giorno è conciliabile con una dieta ipocalorica più facilmente che con una dieta con eliminazione totale di alcuni cibi o con predilezione per le proteine. A lungo andare tutte le diete rigide vengono abbandonate, sia per necessità di sottrarsi a regimi alimentari rigidi, sia per bisogno del nostro organismo di cibi a cui siamo abituati e di cui abbiamo bisogno: frutta e verdura innanzitutto.

La dieta ipocalorica è dunque un regime alimentare a basso contenuto di calorie. Lo scopo principale di una dieta ipocalorica è quello di riuscire a smaltire una quantità significativa di peso in un periodo relativamente breve di tempo. Le diete ipocaloriche devono essere comunque supervisionate da uno specialista del settore, perché l’apporto calorico è generalmente piuttosto basso: si arriva fino ad un terzo rispetto all’apporto calorico medio.